La vicenda di Keith Jesperson, camionista serial killer conosciuto come Happy Face Killer: le vittime accertate, le lettere firmate con uno smile e il caso Taunja Bennett.
Il nome di Keith Jesperson è legato a una delle storie più inquietanti della cronaca nera americana degli anni Novanta. Camionista di lungo corso, nato in Canada e attivo sulle strade degli Stati Uniti, Jesperson divenne noto come “Happy Face Killer”, il killer della faccina sorridente, per un dettaglio macabro: le lettere inviate ai media e alle autorità, firmate con uno smile.
Tra il 1990 e il 1995, Jesperson uccise almeno otto donne, secondo il numero di vittime accertate nelle ricostruzioni investigative e giudiziarie. Molte erano donne vulnerabili, incontrate lungo la strada o in contesti legati ai suoi spostamenti da camionista. Il metodo più ricorrente fu lo strangolamento, elemento che tornò in diversi casi attribuiti o confessati da lui.

Keith Jesperson: il primo delitto e il caso Taunja Bennett
La prima vittima nota fu Taunja Bennett, uccisa in Oregon nel gennaio 1990. Il suo caso divenne ancora più drammatico perché, prima della confessione di Jesperson, due persone finirono in carcere per quell’omicidio: Laverne Pavlinac e John Sosnovske. Pavlinac aveva fornito una falsa confessione, inserendo il compagno nella vicenda; entrambi furono condannati.
Jesperson, irritato dal fatto che l’attenzione pubblica fosse finita su altri, cominciò a rivendicare i delitti con messaggi firmati da una faccina. In seguito, fornì dettagli ritenuti decisivi, tra cui informazioni sul luogo in cui si trovava la borsa di Taunja Bennett. Quelle indicazioni contribuirono alla revisione del caso e alla liberazione dei due condannati ingiustamente.
Le lettere, l’arresto e le vittime rimaste senza nome
Il nome di Jesperson emerse definitivamente dopo l’omicidio di Julie Ann Winningham, uccisa nel 1995 nello Stato di Washington. La donna era stata legata sentimentalmente a lui per un periodo. Dopo quel delitto, gli investigatori risalirono al camionista e il quadro cominciò ad allargarsi ad altri omicidi avvenuti in diversi Stati americani.
Jesperson confessò più delitti, ma le sue dichiarazioni sono sempre state trattate con cautela: alcune erano verificabili, altre molto più difficili da confermare. Il dato solido resta quello delle otto vittime accertate e delle condanne ottenute in più giurisdizioni.
Negli anni, alcune vittime senza nome sono state identificate grazie alle nuove tecniche investigative. Nel 2023, per esempio, la donna uccisa in Florida nel 1994, a lungo indicata come Jane Doe, è stata identificata come Suzanne Kjellenberg. In California, invece, le autorità hanno continuato a cercare l’identità della donna chiamata da Jesperson “Claudia”.
Oggi Keith Jesperson sta scontando più ergastoli in Oregon. La sua storia resta anche un caso emblematico di come un assassino abbia cercato attenzione pubblica attraverso le proprie confessioni, mentre dietro il soprannome del killer dello smile restano soprattutto le vite spezzate delle sue vittime.